Leggendaria dedica un numero alla scuola, l’educazione sentimentale e la guerra sul gender. Tra i racconti di buone pratiche, progetti virtuosi grazie ad associazioni e dirigenti scolastici sensibili ai temi di genere, anche l’intervista alle tre prime firmatarie delle proposte di legge sulla “educazione di genere” o “educazione ai sentimenti” o “all’affettività” presentati da parlamentari di diversi partiti. Questa l’intervista che ho rilasciato su #1oradamore, spiegando le mie proposte per cambiare davvero la scuola.
Tre disegni di legge con lo stesso obiettivo: fare della scuola una palestra per abbattere pregiudizi e stereotipi che alimentano o giustificano violenza e bullismo, disparità tra i generi, omofobia. Le strade finora pindividuate, l’ora dedicata all’educazione dei sentimenti o quella di permeare tutto l’insegnamento al raggiungimento di questo obiettivo. Quale è stata la sua scelta?
La mia proposta di legge muove dall’art. 14 della Convenzione di Istanbul e include sia l’ora singola di educazione sentimentale sia l’utilizzo dell’educazione all’affettività come lente per rivedere tutto il programma scolastico. Prevediamo anche che siano adottati libri di testo che rispettino le indicazioni contenute nel codice di autoregolamentazione Polite (Pari opportunità nei libri di testo) e la formazione per tutto il corpo docente. Sono già tantissimi, anche se poco noti, i laboratori di educazione sentimentale organizzati da singoli insegnanti in tutta Italia: un lavoro prezioso, dalla scuola dell’infanzia fino alle secondarie. Ma non possiamo lasciare alla sensibilità di singoli docenti una questione così importante, occorre un piano strutturato ed organico.
Avete avviato un confronto o pensate di avviarlo con le altre parlamentari che hanno presentato proposte sul tema? Un cammino comune è pensabile?
Credo che un cammino comune sia praticabile e auspicabile. La mia proposta di legge è nata da un confronto con scuole, docenti e operatrici dei centri antiviolenza che ho conosciuto durante #RestiamoVive, un viaggio nei luoghi di aiuto per le donne vittime della violenza maschile. Dopo aver depositato la proposta, tra l’altro, abbiamo anche lanciato la campagna #1oradamore, che ci ha permesso, grazie ai consigli che arrivano da esperti/e del settore, associazioni e famiglie, di arricchire il testo della legge. Adesso le proposte di legge in materia si sono moltiplicate, è positivo. Visto e considerato che una di queste è stata fatta dal Partito democratico, partito di maggioranza che esprime il Presidente del Consiglio, mi auguro che ci sia al più presto la calendarizzazione. Ad oggi, a distanza di quasi due anni, non è così.
In linea di principio la legge di cui lei è prima firmataria recepisce alcune norme contenute nella legge n.128 di conversione del decreto del governo Letta proprio in materia di istruzione, università e ricerca, oltre alle direttive in sede europea, la convenzione di Istanbul approvata dal Parlamento e anche quelle del Miur. Eppure la strada è tutt’altro che semplice. L’Italia finora, rispetto ad altri Paesi europei, è rimasta molto indietro. Come pensa di poter superare le difficoltà?
Nessuno pensa ovviamente con l’educazione sentimentale di strappare alle famiglie l’educazione dei figli, ma un Paese maturo non può commettere l’errore di pensare che tutti gli adolescenti vivano le stesse situazioni familiari. Peraltro, l’esperienza ci racconta come la violenza spesso si annidi proprio tra le mura domestiche. La scuola è lo spazio che deve offrire strumenti di lettura dei processi storici, culturali e sociali, per creare una futura cittadinanza consapevole, solidale e aperta alle differenze. La strada è quella del dialogo e della partecipazione. Il Paese è molto più avanti di quello che vuole far credere la politica.
Il punto che più le sta a cuore, per lei davvero irrinunciabile?
L’introduzione di un momento in cui si possa discutere direttamente con i ragazzi di emotività, relazioni, discriminazioni e tutte le cause della violenza, inclusi il cyberbullismo e l’omofobia.