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#PiuMusicaLive – Milano, 18 ottobre 2013

Non parliamo solo di musica.
Lo spettacolo dal vivo tiene dentro anche teatro, danza, video.

Tante le proposte e i temi trattati durante il workshop sulla semplificazione, che ho moderato insieme alla deputata Veronica Tentori: dallo sportello unico per lo spettacolo agli spazi, dalla Siae a tasse e fisco. La parola chiave è “riconoscimento”, sia per la figura giuridica del musicista, che per un registro dei live club.

Promuovere eventi dal vivo, infine, vuol dire riconoscere valore, favorire indotto culturale, frenare degrado e speculazioni edilizie.
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La necessità di questo decreto, l’urgenza con cui siamo costretti a votarlo, ci parlano infatti dell’ineluttabilità del fallimento delle larghe intese. Questo voto infatti non fa altro che provare a salvare il salvabile, tenta di non far sprofondare un settore che è stato umiliato e ridotto all’osso. Per vent’anni, in maniera costante. non sono stati dei marziani atterrati sulla terra a privare di dignità la cultura italiana.

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In questi anni la politica istituzionale ha utilizzato una grande retorica intorno ai problemi delle nuove generazioni. Retorica accompagnata da scelte che si sono dimostrate sbagliate. Adesso siamo ad un punto di non ritorno. Per cui o questo Paese decide davvero di partire dalla scuola e dall’università per compiere delle scelte nette e precise che permettano trasformazioni reali, oppure anche questa legislatura sarà ricordata – in continuità con quelle dei Governi Berlusconi e Monti – una legislatura dalle lacrime di coccodrillo. Proprio stamattina gli studenti della Rete della conoscenza hanno presentato i risultati di un referendum svoltosi dal 15 aprile al 4 maggio che ha coinvolto quasi centomila studenti a cui è stato chiesto di esprimersi sui nodi centrali del loro quotidiano formativo e la qualità della loro vita universitaria. Da questa ricerca emerge in maniera drammatica la sensazione di incertezza nei confronti del futuro a causa della disoccupazione e della precarietà lavorativa. Un tema sempre evocato ma mai affrontato dalla politica. Questo il terrore di chi studia e non sa cosa succederà dopo la fine del percorso accademico, questo il terrore di chi non si può permettere questo percorso di studi, questo il terrore di chi non ci crede più e decide di stare fermo.
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